El Fausto: il peschereccio scomparso due volte nell’Oceano
Il caso del peschereccio El Fausto è uno di quei misteri che sembrano sfuggire a ogni logica. Una nave che scompare, viene ritrovata, riparte… e poi sparisce di nuovo, questa volta per sempre. E, quando riemerge, mesi dopo, è troppo tardi per capire cosa sia davvero successo.
Una rotta semplice, quasi banale
Il 20 luglio 1968, El Fausto lascia il porto di Tazacorte, sull’isola di La Palma, diretto verso El Hierro. Si tratta di un viaggio che l’equipaggio conosce perfettamente, una rotta breve di circa 80 km percorsa innumerevoli volte.
A bordo ci sono uomini esperti, marinai abituati a quel mare fin da ragazzi. Non è una spedizione rischiosa, non è una traversata estrema fatta in condizioni pericolose.
È routine.
El Fausto trasporta fertilizzanti ed esplosivi, scarica la merce e si prepara al ritorno. Tutto procede come previsto, senza problemi, senza segnali di pericolo.
Poi, qualcosa spezza la normalità.
Un passeggero in più su El Fausto
Prima di ripartire, a bordo di El Fausto sale un uomo.
Si chiama Julio Garcìa. Non fa parte dell’equipaggio, ma è originario di Tazacorte e lavora a El Hierro. Ha appena ricevuto una brutta notizia: sua figlia, di appena due mesi, è gravemente malata.
Ha perso il traghetto per tornare a casa e il prossimo partirà due giorno dopo. Due giorni che Julio non può aspettare.
Così, chiede un passaggio su El Fausto. L’equipaggio accetta senza esitazione, rifiutando anche il pagamento in denaro che l’uomo offre.
È una decisione semplice, scontata, quasi imevitabile.
Ma sarà anche l’ultima variabile di tutta la storia.
La scomparsa di El Fausto
El Fausto riparte nella notte del 21 luglio.
Il mare è calmo e la rotta è conosciuta. Anche la nebbia del mattino, che riduce la visibilità, non è una novità per marinai esperti come loro.
La nave dovrebbe arrivare a Tazacorte intorno alle 10 del mattino.
Non arriva.
All’inizio si pensa a un ritardo, poi a un guasto, poi al peggio.
Le ricerche iniziano subito: barche, aerei, segnalazioni radio. Ma nonostante l’area venga controllata, non c’è nessuna traccia della nave.
È come se fosse svanita.
Il ritrovamento di El Fausto
Passano quattro giorni.
Nella notte del 25 luglio, una nave inglese — la Duquesa — segnala di aver avvistato un peschereccio alla deriva, molto lontano dalla rotta prevista, a circa 190 chilometri da La Palma.
Si tratta, ovviamente, di El Fausto. A bordo ci sono quattro uomini vivi: disidratati, affamati, ma vivi.
È un miracolo. La notizia si diffonde rapidamente. Le famiglie tirano un sospiro di sollievo. Tutto sembra finito.
Ma è proprio a questo punto che la storia prende una direzione inspiegabile.
La decisione che non torna
L’equipaggio della Duquesa offre ai marinai di El Fausto un passaggio sicuro fino a La Palma.
È la scelta più logica, la più semplice. Forse, anche la più ovvia.
Ma gli uomini a bordo di El Fausto rifiutano l’offerta.
Dicono che stanno bene, che la nave non ha problemi. Chiedono solo un po’ di carburante. Vogliono tornare a casa da soli.
Non sono in stato confusionale. Non sembrano fuori controllo. Al contrario, appaiono lucidi, sicuri della loro decisione.
Ripartono. Per poi scomparire di nuovo.
L’attesa di El Fausto
A Tazacorte, il porto si riempie di persone: familiari, amici, semplici curiosi.
Tutti aspettano il ritorno del peschereccio. Sanno che è stata avvistata, che gli uomini sono vivi e che stanno tornando a casa.
Dovrebbe arrivare alle 19. Ma non arriva.
Passano le ore, sopraggiunge la notte e nessuna nave è visibile all’orizzonte.
La speranza lascia spazio a qualcosa di più pesante.
El Fausto: una ricerca enorme
Le ricerche riprendono con ancora più forza.
Aerei, navi militari, mezzi civili. L’area coperta diventa enorme, più grande dell’intera penisola iberica.
È una delle operazioni più grandi mai organizzate in Spagna.
Ma non serve: El Fausto non si trova.
Il 7 agosto, viene ufficialmente dichiarata “Lost at Sea”.
Il ritorno impossibile di El Fausto
Passano quasi tre mesi.
Il 9 ottobre, nel mezzo dell’oceano Atlantico, una nave italiana — l’Anna di Maio — avvista qualcosa.
È un peschereccio. È El Fausto.
Ma non c’è nessuno a bordo.
La nave è intatta. Nessun segno di collisione, nessuna traccia di violenza. Solo silenzio.
E poi, sotto coperta, la scoperta: un corpo.
Un uomo, morto da tempo, parzialmente mummificato. Accanto a lui, una radio. E un taccuino con pagine strappate e un messaggio finale.
È Julio Garcìa.
Le ultime parole di Julio Garcìa
Il taccuino viene riportato a La Palma. La moglie riconosce la scrittura di Julio.
È un messaggio d’addio.
Julio parla della sua famiglia, delle difficoltà economiche, di cosa fare dopo la sua morte. Accetta il destino, lo attribuisce a qualcosa di inevitabile.
Non spiega cosa sia successo, ma lascia intendere che lo sapeva.
L’ultima scomparsa di El Fausto
El Fausto viene presa in traino dall’Anna di Maio.
Ma durante il viaggio verso il Venezuela, la nave inizia ad affondare. Poi scompare per sempre.
Con il corpo di Julio. Con eventuali prove. Con tutto ciò che aveva con sé.
El Fausto: un mistero senza direzione
Da quel momento, è possibile solo azzardare ipotesi.
Un guasto che ha portato a decisioni irrazionali.
Un breakdown psicologico dell’equipaggio.
Un evento che li ha spinti a cambiare rotta.
Ma nessuna teoria riesce davvero a spiegare tutto.
Perché rifiutare il soccorso? Perché dirigersi verso l’oceano aperto? Perché quel messaggio? E, soprattutto, cos’è successo agli altri membri dell’equipaggio di El Fausto?
Il dettaglio che resta
Forse l’elemento più inquietante è proprio Julio.
È l’unico estraneo, l’unico senza legami familiari con gli altri. L’unico di cui resta qualcosa: un corpo, un messaggio, un finale, per quanto triste.
Gli altri, invece, scompaiono completamente.
Le due sparizioni e l’unica storia di El Fausto
El Fausto non è scomparsa solo una volta, ma due.
La prima nel nulla, la seconda dopo essere stata ritrovata.
E, in mezzo a questi due momenti, una decisione incomprensibile.
Se ti appassionano le storie di mare, leggi le due indagini di Camera404 sulla Mary Celeste e sulla scomparsa della famiglia Godard.
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