Le lettere e il codice dello Zodiac Killer
Tra il 1969 e il 1974 il misterioso Zodiac Killer inviò una serie di lettere e codici criptati a vari giornali della California.
Alcuni messaggi furono decifrati solo decenni più tardi, altri restano ancora oggi un enigma.
Le lettere dello Zodiac Killer non erano semplici rivendicazioni: erano sfide pubbliche, giochi di potere e veri e propri enigmi che trasformarono un serial killer in una figura quasi mitologica del true crime americano.
La storia dello Zodiac è lunga, complicata e costellata di molte teorie. Se hai voglia di addentrarti in questo rabbit hole che attrae gli appassionati di true crime da generazioni, ti consigliamo il libro Oltre la nebbia del tempo. Zodiac Killer: un’analisi alternativa, di Paolo Gennari, disponibile su Amazon (link affiliato).
Le lettere dello Zodiac Killer
Quando il caso dello Zodiac Killer iniziò a emergere alla fine degli anni Sessanta, nessuno immaginava che gli omicidi sarebbero diventati solo una parte della storia. Ciò che rese davvero unico questo caso fu il comportamento dell’assassino dopo i delitti. Lo Zodiac non rimase nell’ombra. Al contrario, cercò deliberatamente l’attenzione dei media.
Il killer iniziò a inviare lettere ai giornali della California, firmandole con un simbolo destinato a diventare uno dei più riconoscibili nella storia del true crime: un cerchio attraversato da una croce, simile al mirino di un fucile. Quelle lettere contenevano rivendicazioni, minacce, enigmi e soprattutto codici cifrati che promettevano di rivelare l’identità dell’assassino.

Nel tempo quelle comunicazioni trasformarono il caso in un vero e proprio gioco mortale tra il killer, la stampa e gli investigatori.
Le prime lettere del 1969
Il 1° agosto 1969 tre importanti giornali della California ricevettero lettere quasi identiche. Il mittente affermava di essere l’autore degli omicidi avvenuti nei mesi precedenti e forniva dettagli che solo il vero assassino avrebbe potuto conoscere.
Le lettere furono inviate al San Francisco Chronicle, al San Francisco Examiner e al Vallejo Times-Herald.
Il tono era freddo e provocatorio. Il killer scriveva di aver già ucciso e minacciava di continuare se i giornali non avessero pubblicato il messaggio che accompagnava la lettera: un lungo codice cifrato composto da centinaia di simboli.
Il messaggio conteneva anche una minaccia esplicita. Se il codice non fosse stato pubblicato in prima pagina, il killer prometteva che avrebbe iniziato a uccidere persone a caso durante il fine settimana.
I giornali decisero di pubblicarlo.
Il primo codice: il cifrario Z408
Il codice allegato alle lettere del 1° agosto conteneva 408 simboli ed è oggi conosciuto come Z408. Il killer sosteneva che il messaggio nascosto all’interno rivelasse la sua identità.
Per giorni il cifrario rimase indecifrabile.
Alla fine furono due insegnanti californiani, Donald e Bettye Harden, a risolvere l’enigma utilizzando una semplice tecnica di sostituzione delle lettere.
Il contenuto del messaggio era disturbante ma rivelatore del modo di pensare del killer. Lo Zodiac descriveva l’omicidio come un’attività divertente e spiegava che le persone uccise sarebbero diventate suoi schiavi nell’aldilà.
In uno dei passaggi più celebri scriveva:
“I like killing people because it is so much fun.”
Nonostante la promessa fatta nella lettera, il messaggio non conteneva alcun nome.
“This is The Zodiac Speaking”
Il 4 agosto 1969 arrivò una nuova lettera al San Francisco Examiner. Fu in questa occasione che il killer utilizzò per la prima volta il nome che lo avrebbe reso famoso.
All’inizio della lettera compariva una frase che sarebbe diventata una delle più citate nella storia del true crime:
This is the Zodiac speaking.
Da quel momento l’assassino sarebbe stato conosciuto semplicemente come Zodiac Killer.
Nella stessa lettera lo Zodiac descriveva dettagli dell’omicidio di Darlene Ferrin che non erano stati resi pubblici. Questo convinse definitivamente gli investigatori che l’autore delle lettere fosse realmente coinvolto negli omicidi.
La lettera dopo l’attacco al lago Berryessa
Nel settembre 1969 lo Zodiac colpì di nuovo. Due studenti universitari, Bryan Hartnell e Cecelia Shepard, furono aggrediti mentre si trovavano sulle rive del Lake Berryessa.
L’uomo che li attaccò indossava un cappuccio nero con il simbolo dello Zodiac disegnato sul petto.
Dopo l’aggressione arrivò un’altra lettera ai giornali. Il killer raccontava l’episodio e continuava a costruire la propria immagine pubblica.
Ormai il caso aveva attirato l’attenzione di tutta la nazione.
La lettera con la camicia di Paul Stine
L’11 ottobre 1969 lo Zodiac commise uno dei suoi crimini più audaci. Uccise il tassista Paul Stine nel quartiere di Presidio Heights, a San Francisco.
Pochi giorni dopo il San Francisco Chronicle ricevette una nuova lettera.
All’interno della busta c’era un frammento della camicia insanguinata della vittima.
Era la prova definitiva che il mittente delle lettere era davvero l’assassino.
Nel messaggio il killer continuava a provocare la polizia e dichiarava:
“I am the murderer of the taxi driver over by Washington St + Maple St last night.”
La sfida era ormai pubblica.
Il cifrario Z340 dello Zodiac Killer
Nel novembre 1969 lo Zodiac inviò ai giornali un nuovo codice, ancora più complesso del primo. Questo cifrario conteneva 340 simboli ed è oggi noto come Z340.
Per oltre cinquant’anni nessuno riuscì a decifrarlo.
Il mistero fu risolto solo nel 2020, quando un team internazionale di ricercatori e appassionati di crittografia riuscì finalmente a interpretare il messaggio.
Il testo decifrato non rivelava l’identità del killer. Era invece una sorta di monologo in cui lo Zodiac parlava del piacere che provava nel terrorizzare la società.
Tra le frasi più citate del messaggio compare questa:
“I hope you are having lots of fun in trying to catch me.”
“Spero che vi stiate divertendo molto nel tentativo di catturarmi”
Il killer affermava anche di non avere paura della morte, perché nell’aldilà avrebbe avuto schiavi che avrebbero lavorato per lui.
I codici dello Zodiac Killer ancora irrisolti
Non tutti i cifrari inviati dallo Zodiac sono stati risolti.
Uno dei più misteriosi è il cosiddetto Z13, un brevissimo codice composto da tredici simboli. Il killer sosteneva che contenesse il suo nome.
Ancora oggi nessuno è riuscito a decifrarlo in modo convincente.
Esiste poi un altro codice noto come Z32, legato a una lettera in cui lo Zodiac parlava di una bomba che avrebbe potuto far esplodere su uno scuolabus, qualora le sue lettere non fossero state pubblicate in prima pagina.
Anche questo messaggio non è mai stato interpretato con certezza.
Le lettere successive
Negli anni successivi lo Zodiac continuò a inviare lettere ai giornali. Alcune contenevano minacce, altre commenti sarcastici sulla polizia o riferimenti alla cultura popolare.
In una di queste comunicazioni il killer scriveva:
“By the way, have you cracked the last cipher I sent you?”
“Comunque, avete risolto l’ultimo codice che vi ho inviato?”
In un’altra lettera dichiarava:
“I shall no longer announce to anyone when I commit my murders.”
“Non annuncerò più a nessuno quando commetterò i miei omicidi”
Molti investigatori non sono sicuri che tutte le lettere attribuite allo Zodiac provengano davvero dalla stessa persona. Tuttavia il loro impatto mediatico fu enorme.
Il potere delle lettere dello Zodiac Killer
Le lettere dello Zodiac Killer hanno trasformato un’indagine criminale in uno dei misteri più affascinanti del Novecento.
Il killer non si limitava a uccidere. Voleva comunicare, manipolare l’opinione pubblica e sfidare gli investigatori.
Attraverso codici, enigmi e provocazioni costruì una sorta di identità pubblica che continua a influenzare la cultura popolare ancora oggi.
Molti dei suoi messaggi sono stati decifrati solo decenni dopo.
Altri restano ancora nascosti tra simboli e cifre, in attesa di qualcuno che riesca finalmente a capire cosa lo Zodiac voleva davvero dire.
Ogni caso nasconde un dettaglio inquietante. Vuoi scoprirne un altro?
🎲 Caso a sorpresa
Un commento