gli omicidi del mostro di firenze
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Gli omicidi del Mostro di Firenze che terrorizzarono la Toscana

Tra il 1968 e il 1985 una serie di omicidi brutali sconvolse la campagna toscana. Le vittime erano quasi sempre giovani coppie appartate in auto, colpite con la stessa arma e secondo un rituale che gli investigatori avrebbero riconosciuto negli anni successivi. Quel killer senza volto sarebbe passato alla storia come il Mostro di Firenze, protagonista di uno dei casi criminali più complessi e discussi mai avvenuti in Italia.
Per quasi vent’anni, l’identità del Mostro di Firenze rimase sconosciuta, mentre gli omicidi continuavano a seminare paura tra Firenze, Scandicci, Borgo San Lorenzo e le colline del Mugello. La stampa iniziò presto a parlare di un assassino seriale che sceglieva le sue vittime tra le coppie appartate nelle campagne.
Questo articolo ricostruisce la sequenza dei delitti attribuiti al Mostro di Firenze, il modus operandi del killer e il clima di paura che si diffuse in Toscana in quegli anni. Le indagini, i sospetti e i processi che seguirono sarebbero diventati una storia a sé.
Data la complessità dell’argomento, chiunque volesse scavare più a fondo può farlo leggendo il libro di Paolo Cochi: Il mostro di Firenze, al di là di ogni ragionevole dubbio, disponibile su Amazon (link affiliato).

Il primo omicidio del Mostro di Firenze: Signa, 1968

La notte del 21 agosto 1968 due giovani vengono trovati morti all’interno di un’auto parcheggiata in una zona isolata di Signa, poco fuori Firenze.

Le vittime sono Barbara Locci e Antonio Lo Bianco.

I due vengono colpiti da diversi colpi di pistola mentre si trovano seduti all’interno della vettura. L’arma utilizzata è una Beretta calibro 22, un dettaglio che in quel momento non appare particolarmente rilevante.

Le indagini si concentrano subito sulla vita privata di Barbara Locci, una donna con diverse relazioni sentimentali e una situazione familiare complicata. Gli investigatori ipotizzano un delitto passionale e la pista principale porta verso il marito della donna, Stefano Mele.

Il caso sembra chiudersi relativamente in fretta.

Per anni nessuno immagina che quel duplice omicidio possa rappresentare l’inizio di una lunga serie di delitti destinati a terrorizzare la Toscana.

Il ritorno del Mostro di Firenze nel 1974

Per sei anni, non accadde nulla che potesse far pensare a un collegamento con il delitto di Signa.

Poi, nella notte del 14 settembre 1974, un’altra coppia viene trovata uccisa in un’auto parcheggiata in una zona isolata vicino a Borgo San Lorenzo, nelle campagne fuori Firenze.

Le vittime sono Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore.

Anche questa volta, gli investigatori trovano diversi bossoli di Beretta calibro 22. Il dettaglio inizia a far sorgere i primi dubbi, ma ciò che rende la scena ancora più sconvolgente è ciò che il killer fa dopo l’omicidio.

Il corpo della giovane donna presenta segni di violenza che indicano un comportamento rituale da parte dell’assassino. Non si tratta solo di un duplice omicidio improvviso.

Gli investigatori iniziano a sospettare che dietro il delitto possa esserci lo stesso killer che aveva già colpito nel 1968.

È a questo punto che nasce l’idea che la Toscana possa trovarsi di fronte a un assassino seriale.

Il Mostro di Firenze: gli anni della paura

All’inizio degli anni Ottanta, la sequenza di delitti riprende con una violenza che lascia sgomenti investigatori e cittadini. Dopo i primi due casi del 1968 e del 1974, il Mostro di Firenze torna a colpire con una frequenza sempre più ravvicinata, seguendo uno schema che diventerà tristemente riconoscibile.

Il killer – infatti – sembra seguire sempre lo stesso schema: le vittime sono quasi sempre giovani coppie appartate in auto nelle zone di campagna attorno a Firenze. Quello che prende il nome di Mostro di Firenze osserva le coppie da lontano, attende il momento giusto e poi apre il fuoco con la stessa arma.

Dopo aver sparato diversi colpi di arma da fuoco all’interno dell’auto, il killer si avvicina ai corpi e manipola la scena del crimine con gesti che lasciano gli investigatori profondamente colpiti.

Il 6 giugno 1981 una coppia viene trovata assassinata nelle campagne di Scandicci, a Mosciano. Le vittime sono Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi, colpite mentre si trovavano appartate in auto. La scena del crimine presenta elementi che richiamano il delitto del 1974 e rafforzano l’ipotesi che dietro gli omicidi ci sia la stessa persona.

Solo pochi mesi dopo, il 22 ottobre 1981, il killer uccide di nuovo. Questa volta le vittime sono Stefano Baldi e Susanna Cambi, uccisi nelle campagne di Calenzano, nella località delle Bertoline. Il modo in cui vengono aggrediti e il tipo di arma utilizzata – sempre una Beretta calibro 22 – convincono definitivamente gli investigatori che i delitti fanno parte della stessa serie.

Il 19 giugno 1982 il Mostro di Firenze agisce nella zona di Baccaiano, nel comune di Montespertoli. Le vittime sono Antonella Migliorini e Paolo Mainardi. In questo caso, l’uomo inizialmente sopravvive e viene trasportato d’urgenza in ospedale, ma morirà poco dopo per l’entità delle ferite riportate.

La scia di sangue continua l’anno successivo. Il 9 settembre 1983 vengono assassinati Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rusch, due giovani turisti tedeschi trovati morti nella zona di Giogoli, sulle colline tra Firenze e Scandicci.

Il 29 luglio 1984 un’altra coppia viene uccisa nel Mugello, vicino a Vicchio. Le vittime sono Pia Rontini e Claudio Stefanacci, colpiti mentre si trovavano appartati in auto in una zona isolata di campagna.

L’ultimo duplice omicidio attribuito al Mostro di Firenze avviene l’8 settemvre 1985 nelle campagne di Scopeti, nel comune di San Casciano Val di Pesa. Le vittime sono Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, due giovani turisti francesi in vacanza in Toscana.

Con questo delitto, termina la serie di otto duplici omicidi che per quasi vent’anni aveva terrorizzato la provincia di Firenze.

La firma del Mostro di Firenze: la Beretta calibro 22

Uno degli elementi più importanti che collegano i diversi omicidi del Mostro di Firenze è l’arma utilizzata.

In quasi tutti i delitti attribuiti al Mostro di Firenze compare la stessa pistola: una Beretta calibro 22 Long Rifle.

Gli esperti balistici scoprono che i bossoli e i proiettili recuperati sulle scene del crimine presentano identiche caratteristiche. Questo significa che gli omicidi sono stati compiuti con la stessa arma per anni.

Questo dettaglio diventa la prova regina che collega tra loro i diversi delitti e rafforza la convinzione degli investigatori di trovarsi di fronte a un unico assassino.

È proprio in questi anni che i giornali iniziano a usare sempre più spesso il nome che diventerà famoso in tutta Italia: il Mostro di Firenze.

Il Mostro di Firenze: il clima di terrore

Negli anni Ottanta, la presenza del Mostro di Firenze diventa un’ossessione per tutta la Toscana.

Le coppie smettono di appartarsi nelle campagne.
Le pattuglie della polizia iniziano a controllare le strade secondarie durante la notte.
I giornali parlano continuamente del killer.

La paura cresce dopo ogni nuovo omicidio compiuto dal Mostro di Firenze.

Molti abitanti della zona iniziano a evitare le aree isolate dopo il tramonto. Alcuni locali frequentati dai giovani si svuotano perché le persone temono di essere osservate o seguite.

Il Mostro di Firenze diventa una presenza invisibile che sembra muoversi indisturbata tra le colline toscane.

Nonostante anni di indagini, interrogatori e perquisizioni, la sua identità rimane sconosciuta.

Il Mostro di Firenze: una storia che non finisce qui

La sequenza di omicidi attribuita al Mostro di Firenze rappresenta solo la punta dell’iceberg di una delle indagini più controverse della storia criminale italiana.

Negli anni successivi, gli investigatori seguiranno piste diverse, individueranno sospetti e porteranno alcuni uomini a processo. Alcuni di questi diventeranno famosi con il nome Compagni di Merende, durante un procedimento giudiziario che ancora oggi divide investigatori, giornalisti e studiosi del caso./

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