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La strage di Ustica: l’aereo scomparso nel buio

Ci sono storie che fanno paura non per ciò che mostrano, ma per ciò che nascondono.
Storie in cui ci si ritrova all’improvviso dentro qualcosa di oscuro, un mondo senza regole chiare, popolato da segnali confusi, silenzi improvvisi e verità che sembrano sempre sul punto di emergere senza mai farlo davvero.
La strage di Ustica è una di queste storie.
Una storia fatta di radar, militari, governi, ipotesi che si sovrappongono e si smentiscono, e soprattutto di 81 persone che, la sera del 27 giugno 1980, salgono su un aereo e non arriveranno mai a destinazione.

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Il volo IH 870

Alle 20:08 del 27 giugno 1980, il DC9 Itavia, con sigla I-TIGI, decolla da Bologna diretto a Palermo, dopo due ore di ritardo.

A bordo ci sono 77 passeggeri – tra cui undici bambini e due neonati – e quattro membri dell’equipaggio.

L’aereo si inserisce nell’aerovia Ambra 14, che poi da Firenze prende il nome Ambra 13, attraversa il Tirreno, seguito dal radar di Ciampino, che ne traccia la rotta attraverso i plot, puntini luminosi che si aggiornano ogni sei secondi, insieme ai dati del transponder che restituiscono quota e codice identificativo.

Tutto procede normalmente.

Le prime anomalie

Alle 20:44, sopra il lago di Bolsena, il pilota segnala che lungo la rotta molti radiofari risultano spenti. Dice:

“Abbiamo trovato un cimitero stasera”

Da Ciampino confermano: è un’anomalia.

Ma il volo continua.

Alle 20:56 l’aereo è a sud di Ponza.
Alle 20:57 stabilisce un contatto con Palermo.
Mancano circa 25 minuti all’atterraggio.

Quota: 25.000 piedi
Velocità: circa 800 km/h
Condizioni meteo: perfette

In cabina si ride, si scherza. Si raccontano barzellette sporche. Poi, all’improvviso, si sente una voce: “Gua…”.

La frase si interrompe. Per sempre.

La scomparsa

Alle 20:59 e 45 secondi, il DC-9 sparisce.

Non devia, non rallenta, non manda segnali di emergenza.

Semplicemente, scompare. Il plot sul radar non c’è più.

Il silezio

Le chiamate da Ciampino restano senza risposta. Anche Palermo non riceve.

Un aereo Air Malta, in traiettoria poco lontano, prova a contattare il DC9, ma non ottiene niente.

Anche i radar militari non rilevano nulla.
Il DC9 non esiste più.

Strage di Ustica: l’attesa e la scoperta

A Palermo, le persone aspettano.

Le porte, però, non si aprono e le ore continuano a passare.

Il ritardo diventa assenza, l’ansia diventa disperazione.

Poi tragedia.

Durante la notte, partono le ricerche del DC9. Con difficoltà, per via del buio e delle coordinate imprecise (pare ci fosse un errore di circa 50 km).

Solo all’alba il mare restituisce i primi pezzi: una chiazza di carburante, poi frammenti, sedili, oggetti.

E, infine, i primi corpi.

Le autopsie e le prime risposte

Le autopsie parlano di decompressione violenta e gravi traumi.

L’aereo si è spezzato in volo.

Ma resta la domanda fondamentale: perché?

Le ipotesi sulla strage di Ustica: missile o collisione?

Subito emergono le prime voci: un missile, una collisione con un caccia, presenza di aerei militari sull’Ambra 13.

I tracciati radar mostrano segnali anomali, plot non identificati che, secondo alcuni esperti, indicano la presenza di un altro velivolo e una possibile manovra di attacco.

L’Aeronautica parla invece di falsi segnali. Nessuna attività militare, dicono.

Due versioni decisamente agli antipodi.

Il MiG libico: è collegato alla strage di Ustica?

Un mese dopo, in Calabria, sulla Sila, viene trovato un MiG libico.

Il pilota è morto da giorni, forse settimane: “avanzatissimo stato di decomposizione” dice la sua autopsia.

L’indagine però si chiude rapidamente. Forse, troppo rapidamente.

Il collegamento con Ustica non viene mai chiarito. Resta sospeso.

Il cedimento strutturale del DC9

L’ipotesi ufficiale iniziale è la più semplice: cedimento strutturale.

In altre parole, l’aereo sarebbe caduto da solo.

Ma è un’idea che non regge: il DC9 era affidabile, il comandante – Domenico Gatti – esperto, le condizioni meteo normali.

L’ipotesi, dunque, viene progressivamente abbandonata.

Il recupero del DC9

Per anni, il relitto resta sul fondo del mare, a 3700 metri di profondità: troppo costoso il recupero, dicono (circa 10 miliardi di lire dell’epoca).

Poi, nel 1988, grazie a fondi trovati dal governo, viene recuperato.

E nel 1990 una seconda campagna riporta in superficie altri elementi.

Tra questi, anche un serbatoio di un caccia militare. Un dettaglio che riapre tutto.

Strage di Ustica: il muro di gomma

Nel tempo, si fa strada anche un’altra parola inquietante: depistaggi.

Dati mancanti, registri scomparsi, radar spenti, testimonianze contraddittorie.

Persino una telefonata in diretta televisiva, nel 1988, di un militare che racconta di tracce radar viste e poi fatte sparire.

Una voce. E poi il silenzio.

Le sentenze e gli sviluppi

Nel 2003, il Tribunale civile di Roma condanna i Ministeri dei Trasporti e della Difesa a risarcire Itavia, riconoscendo che non fu garantita la sicurezza del volo.

Negli anni successivi, altre sentenze civili rafforzano questo punto: il DC-9 non cadde per un guasto, ma per un evento esterno.

Nel 2013 la Cassazione conferma il diritto dei familiari al risarcimento, indicando come causa probabile uno scenario di guerra aerea nei cieli italiani.

Sul piano penale, invece, i processi si concludono senza condanne definitive per i vertici militari, lasciando una frattura tra verità giudiziaria e verità storica.

Una verità che manca sulla strage di Ustica

Sono passati decenni. Ci sono libri, inchieste, spettacoli teatrali. C’è l’Associazione dei parenti delle vittime.

Quello che manca, ancora, è una risposta completa.

Non solo sul come sia successo, ma sul perché: perché quei segnali? Perché quei silenzi? Perché quei depistaggi?

L’ultima immagine

Ci sono 81 persone su quell’aereo.

Sedute. Con le cinture allacciate e i tavolini chiusi, come da prassi. Tutto normale.

Poi, in un istante, accade qualcosa.

Il comandante ha il tempo di dire solo una sillaba. “Gua…”.

La cabina si apre. La pressione crolla. L’aereo si spezza. E tutto finisce, a 3700 metri di profondità.

Non è solo una tragedia, è una storia incompleta: e una storia incompleta, quando riguarda 81 vite, non è accettabile.

Ogni caso nasconde un dettaglio inquietante. Vuoi scoprirne un altro?

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