Uomo di Somerton ritratto in stile dipinto a olio, ricostruzione artistica del misterioso sconosciuto trovato morto sulla spiaggia di Somerton Beach nel 1948

L’uomo di Somerton: il mistero del Tamam Shud

Il caso dell’uomo di Somerton è stato per lungo tempo un cold case enigmatico: un uomo elegante, trovato morto su una spiaggia australiana nel 1948, senza un’identità, con tutte le etichette dei vestiti rimosse e un messaggio misterioso. Per moltissimo tempo, la sua identità e la sua storia sono state avvolte dal mistero.

Somerton Beach: una mattina d’estate, una spiaggia silenziosa

Alle 6:30 del mattino del 1 dicembre 1948, la polizia di Adelaide, nel sud dell’Australia, riceve una telefonata. Un corpo è stato trovato sulla spiaggia di Somerton Beach, un tranquillo sobborgo costiero.

Il luogo non è casuale. Il cadavere si trova vicino al Crippled Children’s Home, un istituto nato per assistere i bambini affetti da poliomelite, che negli anni avrebbe ampliato le proprie attività fino alla chiusura, avvenuta nel 1992.

Quando gli agenti arrivano, la scena appare quasi irreale. L’uomo è seduto, leggermente reclinato, con la testa appoggiata sull’argine di cemento. Le gambe sono distese in avanti, con i piedi incrociati. Sembra quasi addormentato. Sul colletto del cappotto è posata una sigaretta spenta, come se si fosse addormentato nel tentativo di fumarla.

Non ci sono segni di violenza. Nessuna colluttazione. Nessuna traccia evidente di una morte improvvisa. Solo un silenzio innaturale.

Uomo di Somerton: un uomo senza nome

Fin dalle prime ore, il caso appare anomalo. In tasca l’uomo ha pochi oggetti: un biglietto ferroviario di seconda classe non ancora utilizzato, per la tratta che da Adelaide porta a Henley Beach, un altro sobborgo costiero a circa 10 km sia dalla città che da Somerton; un biglietto dell’autobus mai usato; un pettine in alluminio, probabilmente di produzione americana; un pacchetto di gomme da masticare alla frutta, mezzo mangiato; un pacchetto di sigarette economiche che, però, all’interno contiene 7 sigarette di una marca più costosa; un pacchetto di fiammiferi quasi terminato.

Non ha con sé né portafoglio, né documenti, né un cappello – e questo era un dettaglio insolito per l’epoca.

Un altro dettaglio strano emerge in sede d’autopsia: a tutti i suoi indumenti è stata rimossa l’etichetta.

La morte dell’uomo di Somerton: i testimoni di quella notte

In poche ore, si fa avanti un numero sorprendente di testimoni.

I primi sono una coppia, il gioielliere John Lance e sua moglie. Raccontano di aver notato l’uomo di Somerton la sera prima, il 30 novembre, intorno alle 19:00. Era seduto nello stesso punto. A un certo momento aveva alzato il braccio destro per poi lasciarlo andare mollemente: sembrava uno strano gesto di saluto, ma forse stava semplicemente tentando di accendere una sigaretta.

Circa un’ora più tardi, un’altra coppia lo vede di nuovo. Ormai è buio, i lampioni in strada sono accesi. L’uomo appare immobile, non reagisce neppure alle zanzare. I due ricordano di aver commentato quanto fosse strano, ma lo credono ubriaco o addormentato e decidono di non andare a disturbarlo.

Un altro testimone riferisce un dettaglio inquietante: sulla scalinata adiacente all’uomo di Somerton, che conduce alla spiaggia, aveva notato un altro uomo, fermo a osservare il primo.

Anni dopo – solo nel 1959 – quattro amici raccontano un episodio ancora più disturbante. Quella notte avrebbero visto un uomo ben vestito trasportarne un altro sulle spalle, proprio vicino alla spiaggia. All’epoca avevano pensato che si trattasse di due amici, di cui uno ubriaco. Solo anni dopo collegarono il loro ricordo al caso dell’uomo di Somerton.

Uomo di Somerton: il profilo della vittima

Il patologo che esegue l’autopsia stabilì che la morte era avvenuta intorno alle 2 del mattino.
L’uomo doveva avere tra i 40 e i 45 anni e appariva in perfetta forma fisica. Era alto circa 180 cm, con gli occhi grigio-azzurri e i capelli castani, tendenti al rosso. I capelli sulle tempie iniziavano ad ingrigire.

Il corpo è atletico, con le spalle larghe e la vita stretta. Le mani sono curate, senza segni di lavoro manuale. Le dita dei piedi sono leggermente curvate, come quelle dei ballerini o di chi indossa spesso scarpe a punta o stivali. Anche i muscoli dei polpacci sono particolarmente sviluppati.

L’uomo di Somerton era vestito elegante. Indossava una camicia bianca, una cravatta rossa, bianca e blu, pantaloni marroni, un maglione di lana e una giacca a doppio petto di buona fattura, probabilmente fatta in America. La barba era appena fatta.

Nonostante la diffusione internazionale delle impronte digitali e delle foto, nessuna corrispondenza emerge. Né l’FBI né Scotland Yard riescono ad identificarlo. L’uomo di Somerton rimane un mistero.

La morte dell’uomo di Somerton: un veleno senza traccia

All’inizio gli inquirenti ipotizzarono che potesse trattarsi di suicidio, ma i risultati dell’autopsia cambiarono le carte in tavola.

Gli organi risultavano congestionati: stomaco, fegato, reni e faringe. La milza era tre volte più grande del normale. Si osservarono un edema e un’emorragia cerebrale, oltre ad alcune emorragie interne.

L’ultimo pasto dell’uomo di Somerton era stato uno sformato, consumato circa 3-4 ore prima della morte. Tuttavia, gli esperti all’epoca concordarono sul fatto che il veleno non fosse nel cibo.

Non venne trovata alcuna sostanza tossica nell’uomo. Un secondo patologo concluse che si trattasse quasi certamente di un veleno raro, forse un barbiturico o un ipnotico solubile, difficile da rilevare con le tecnologie dell’epoche.

Quella dell’uomo di Somerton fu una morte lenta, ma invisibile.

La valigia dell’uomo di Somerton alla stazione

Il 14 gennaio 1949, oltre un mese dopo il ritrovamento del corpo, un nuovo elemento emerse, riaccendendo l’indagine. Alla stazione ferroviaria di Adelaide, lo staff scoprì una valigia marrone con l’etichetta rimossa, lasciata in un deposito bagagli.

All’interno, gli agenti trovarono un piccolo mondo ordinato e inquietante.

Vestiti piegati con cura, strumenti da barba, biancheria, un cacciavite, forbici, filo cerato arancione tipicamente usato per le riparazioni navali. Alcuni capi erano stati modificati a mano, segno che l’uomo sapeva cucire. Anche qui, come nei vestiti che indossava, le etichette erano state tutte rimosse.

Su alcuni oggetti, tuttavia, compare un nome: T. Keane, o Kean, scritto con grafie leggermente diverse tra loro. Gli investigatori cercarono ovunque dentro e fuori i confini australiani, ma nessuna persona con quel nome risultava scomparsa.

Così come l’uomo di Somerton, anche la valigia sembrava appartenere a qualcuno che non era mai esistito.

Il biglietto in codice dell’uomo di Somerton: Tamam Shud

Il caso arrivò ad una svolta nel giugno 1949. Durante un nuovo esame del corpo, venne scoperta una minuscola tasca nascosta nei pantaloni, cucita all’interno. Dentro c’era un piccolo pezzo di carta arrotolato con scritto:

Tamam Shud

Tamam Shud è una frase persiana che significa finito, o terminato. Proviene dall’ultima pagina del Rubaiyat di Omar Khayyam, una raccolta di poesie molto diffusa all’epoca.

Gli investigatori rintracciarono la copia da cui era stata strappata quella pagina. Un uomo raccontò di aver trovato il libro sul sedile posteriore della propria auto, parcheggiata vicino alla spiaggia di Somerton la sera del 30 novembre.

Tra le pagine del libro c’erano due elementi ancora più misteriosi: un numero di telefono scritto a mano e una sequenza di lettere che sembra un codice.

La donna del telefono

Il numero di telefono apparteneva a una giovane infermiera che viveva poco distante dalla spiaggia. Per anni, verrà identificata solo con uno pseudonimo: Jestyn.

Quando le venne mostrata la maschera mortuaria dell’uomo, la donna apparve sconvolta. Tuttavia, negò di averlo mai conosciuto.

In passato, aveva regalato una copia del Rubaiyat a un uomo, ma sostenne che non fosse l’uomo di Somerton. Il suo comportamento, tuttavia, insospettì gli investigatori e alcuni testimoni dissero che appariva terrorizzata.

Per decenni, si speculò su un possibile legame sentimentale, su una relazione segreta o addirittura su attività di spionaggio.

Uomo di Somerton: spionaggio e Guerra Fredda

Il contesto storico alimentò i sospetti. Dopotutto, era pur sempre il 1948, dunque ci si trovava in piena Guerra Fredda.

Ad alimentare teorie di spionaggio, poi, c’è il fatto che Adelaide non è una citta qualsiasi. A pochi chilometri si trova Woomera, un centro di test missilistici britannico e uno dei luoghi più sensibili del mondo occidentale in quegli anni.

Un uomo senza identità, vestiti americani, un codice, un veleno che non lascia traccia. Molti iniziarono a credere che fosse una spia.

L’ipotesi, comunque, venne rafforzata anche da altri dettagli: la rimozione delle etichette, la possibile conoscenza di codici, l’apparente allenamento fisico e la capacità di mantenere il controllo fino alla fine.

Ma nessuna prova concreta emerse a sostegno di questa pista.

Uomo di Somerton: identità possibili e piste senza fine

Negli anni, vennero proposte decine di identità. Un marinaio, un musicista, un ballerino, un ufficiale dell’intelligence.

Alcuni suggerirono che potesse essere un immigrato clandestino, altri un criminale in fuga. C’è chi sostenne che fosse il padre biologico del figlio dell’infermiera, basandosi su una caratteristica dentale che li accomunava.

Per quanto ogni teoria fosse plausibile, nessuna venne dimostrata.

Le nuove analisi e il DNA

Nel 2022, quando il mondo pensava che il mistero dell’uomo di Somerton fosse destinato a rimanere irrisolto per sempre, qualcosa cambia. Un team internazionale di ricercatori decide di usare una tecnica relativamente nuova nelle indagini: la genealogia genetica, lo stesso metodo che negli Stati Uniti aveva permesso di identificare il Golden State Killer (leggi l’indagine sul Golden State Killer di Camera404)

Per la prima volta, il corpo dell’uomo viene riesumato. Gli esperti estraggono il DNA da un capello conservato nella maschera mortuaria. Il materiale genetico viene poi confrontato con enormi database genealogici.

Dopo mesi di lavoro e di attesa, emerge un nome.

Secondo queste analisi, l’uomo di Somerton sarebbe Carl “Charles” Webb, un ingegnere elettrico nato a Melbourne nel 1905.
Un uomo apparentemente normale, con una vita ordinaria, sposato ma senza figli.

Una figura molto lontana dall’immaginario romantico e oscuro costruito intorno al caso, ad essere sinceri. Infatti, dalle ricerche, emerge che Webb avesse una relazione complicata con la moglie, Dorothy Robertson. I due si separarono e lui lasciò la casa coniugale.

Dopo quel momento, la sua vita divenne confusa. Alcuni parenti raccontano che fosse riservato, intelligente, ma anche introverso. Secondo alcune ricostruzioni, aveva interesse per la poesia e la letteratura, un dettaglio che sembrerebbe collegarlo al Rubaiyat.

un altro elemento interessante riguarda la sua possibile passione per il gioco d’azzardo: alcuni ipotizzano che possa aver accumulato debiti, cosa che lo avrebbe condotto all’infausto destino che ormai conosciamo.

Ma anche questa soluzione non convince tutti: non spiega il veleno, non spiega il codice, non spiega le etichette e non spiega la donna. E soprattutto: se l’uomo era davvero Charles Webb, perché nessuno lo ha riconosciuto per decenni?

Uomo di Somerton: un mistero che continua

Oggi il caso dell’uomo di Somerton rimane uno dei più affascinanti cold case del Novecento.

Un uomo elegante, morto su una spiaggia, un veleno invisibile, un codice segreto mai decifrato e una donna che forse sapeva la verità: un’identità cancellata con precisione chirurgica.

E una domanda che ancora oggi attraversa il tempo: chi era davvero l’uomo di Somerton e perché qualcuno ha fatto di tutto per farlo sparire anche dopo la morte?

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