Ylenia Carrisi e la scomparsa a New Orleans
New Orleans, fine 1993. Ylenia Carrisi ha 23 anni e ha deciso di allontanarsi dalla vita che tutti si aspettavano da lei. Figlia di Al Bano e Romina Power, sceglie di lasciare tutto e partire con uno zaino, un diario e un’idea precisa: raccontare il mondo. Quel viaggio, però, si interrompe in modo improvviso. E da allora il suo nome resta legato a una domanda che non ha mai trovato risposta.
Ylenia Carrisi e la scelta di partire
Prima della scomparsa, Ylenia Maria Sole Torrisi non è una ragazza in fuga, ma una giovane donna in cerca di qualcosa di personale, di suo.
Studia letteratura a Londra, ottiene ottimi risultati, ma sente il bisogno di uscire da un percorso già tracciato per lei: quello dei palcoscenici, della ribalta, della TV, come i suoi genitori. Decide di vendere i suoi beni, lasciare l’università e partire da sola, con l’idea di scrivere un libro sugli artisti di strada e le realtà ai margini.
Viaggia tra Europa e America Centrale, passa per il Belize, dove vive in condizioni essenziali. È un percorso consapevole, ma anche sempre più distante dal suo contesto familiare.
New Orleans non è una destinazione casuale.
È una citta che aveva già conosciuto e che – in qualche modo – la richiama.
Ylenia Carrisi a New Orleans
Arriva a New Orleans alla fine del 1993 e prende una stanza al LeDale Hotel, una struttura economica, frequentata da viaggiatori e persone ai margini.
Non è il mondo da cui proviene, ma è il mondo che vuole raccontare.
Qui ritrova Alexander Masakela, un musicista di strada molto più grande di lei, conosciuto mesi prima. I due condividono la stanza, anche se lui stesso dichiarerà che dormivano separati e che Ylenia rifiutava ogni tipo di relazione.
Masakela diventa subito una figura centrale.
Non solo perché è l’ultima persona che la frequenta con continuità.
Ma per ciò che emergerà dopo.
L’ultima telefonata
L’ultimo contatto con la famiglia avviene tra il 31 dicembre e il 1° gennaio.
Con la madre, Romina Power, la conversazione è tranquilla.
Con il padre, il giorno prima, era stata tesa. Al Bano non approva quella vita, quella distanza, quel ritorno a New Orleans.
È uno degli ultimi scambi.
Poi, il silenzio.
Ylenia Carrisi scompare
Il 6 gennaio 1994, secondo la testimonianza della proprietaria dell’hotel, Ylenia esce verso mezzogiorno.
Non porta con sé quasi nulla: lascia nella stanza del LeDale il passaporto, i vestiti, i suoi appunti e una macchina fotografica. È un dettaglio decisivo, perché rende difficile sostenere l’idea di una fuga organizzata.
Non torna più.
Il comportamento di Masakela
Dopo la scomparsa, Masakela non denuncia nulla.
Resta nell’hotel per giorni.
E poi compie un gesto che solleva dubbi pesanti: tenta di pagare la stanza utilizzando gli assegni turistici di Ylenia e mostra il suo passaporto al personale.
È a quel punto che viene chiamata la polizia e Masakela viene interrogato. Le sue versioni non sono mai del tutto lineari.
Viene arrestato per fatti non collegati, poi rilasciato per mancanza di prove e sparisce.
Negli anni emergono testimonianze su comportamenti violenti e manipolatori nei confronti di altre donne, che raccontano dinamiche di controllo e possibile uso di sostanze.
Ma nulla di tutto questo porterà a un’accusa formale nel caso.
Il Mississippi e la testimonianza più discussa
C’è un’altra pista, quella più famosa.
Una guardia giurata racconta di aver visto, la notte del 6 gennaio 1994, una ragazza seduta vicino alle rive del fiume Mississippi.
Le dice di allontanarsi, perché è pericoloso. La ragazza risponde:
“Appartengo alle acque”
Poi, si getta nel fiume.
Inizialmente, il testimone identifica un’altra ragazza. Solo dopo, vedendo le foto di Ylenia Carrisi, dice che potrebbe essere lei.
Ma non ci sarà mai una conferma. Le ricerche nel fiume non porteranno a nulla.
Nessun corpo, nessuna prova definitiva.
Le ipotesi: cosa potrebbe essere successo a Ylenia Carrisi
Nel tempo, sono state costruite diverse ipotesi.
Quella del suicidio nel Mississippi è quella che Al Bano finirà per ritenere la più credibile. Romina Power, invece, non l’ha mai accettata. Ha sempre sostenuto che Ylenia potesse essere viva, o comunque che non ci fossero elementi sufficienti per dichiararla morta.
C’è poi l’ipotesi di un coinvolgimento di Alexander Masakela, legata anche a testimonianze successive su comportamenti violenti e dinamiche di controllo.
E, infine, l’ipotesi di un allontanamento volontario. Ma anche questa si scontra con un’evidenza impossibile da ignorare: Ylenia lascia tutto nella sua stanza di hotel, compresi soldi e documenti.
Una storia senza chiusura
Nel 2014, su richiesta del padre, Ylenia Carrisi viene dichiarata legalmente morta.
Ma il caso non si chiude, perché manca ciò che potrebbe davvero dare una risposta definitiva: una prova, un corpo, una certezza.
La scomparsa di Ylenia Carrisi è una di quelle storie che sopravvivono al trascorrere del tempo: non si fermano le indagini e restano impressi i dettagli nella memoria del pubblico.
Resta una città, New Orleans, resta un fiume, resta una stanza d’albergo piena di oggetti personali di inestimabile valore affettivo, come il suo diario.
E, soprattutto, come nei più noti casi di persone scomparse, resta una domanda sospesa da più di trent’anni: cos’è successo davvero a Ylenia Carrisi?
La storia è stata trattata da ogni tipo di giornale, show, rivista, trasmissione televisiva. Per anni, nessuno si è arreso all’assenza di prove. Una delle fonti più attendibili, per questo caso, è rappresentata proprio dal padre di Ylenia, Al Bano, che nella sua biografia “è la mia vita” affronta il grande dolore della scomparsa della figlia (link affiliato).
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