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Robert Hansen: il serial killer “cacciatore” dell’Alaska

Negli anni Ottanta, una serie di sparizioni inquietanti scosse la città di Anchorage, in Alaska. Giovani donne scomparivano senza lasciare traccia e i loro corpi venivano talvolta ritrovati nelle zone più remote della natura selvaggia. Per molto tempo gli investigatori non riuscirono a collegare questi casi tra loro. La verità emerse solo quando le indagini portarono a Robert Hansen, un uomo apparentemente normale della zona.
Conosciuto come Butcher Baker, Hansen è passato alla storia come il serial killer che portava le sue vittime nei boschi dell’Alaska per cacciarle come animali.

Chi era Robert Hansen?

Robert Christian Hansen nacque nel 1939 in Iowa. Durante l’adolescenza fu un ragazzo introverso e insicuro, spesso vittima di bullismo a scuola. Aveva problemi di acne e una forte balbuzie, caratteristiche che contribuirono al suo isolamento sociale.

Negli anni successivi, Hansen sviluppò una passione intensa per la caccia. Trascorreva molto tempo nei boschi e diventò un cacciatore esperto.

Negli anni Sessanta si trasferì in Alaska con la moglie, alla ricerca di una nuova vita. Lì aprì una panetteria ad Anchorage e costruì una reputazione da cittadino responsabile.

Era sposato, aveva figli e sembrava perfettamente integrato nella comunità.

Nessuno immaginava che, dietro quella facciata di normalità, si nascondesse uno dei serial killer più disturbanti della storia americana.

Le sparizioni ad Anchorage

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta diverse donne iniziarono a scomparire nella zona di Anchorage.

Molte di loro lavoravano come prostitute o frequentavano ambienti difficili. Proprio per questo motivo, le indagini iniziali non ricevettero l’attenzione che avrebbero meritato.

Alcuni corpi vennero ritrovati in zone remote dell’Alaska, ma per anni gli investigatori non riuscirono a collegare chiaramente i delitti tra loro.

La svolta arrivò nel 1983 grazie alla testimonianza di una donna che riuscì a sopravvivere.

La fuga di Cindy Paulson

Nel giugno del 1983 una giovane donna di nome Cindy Paulson riuscì a scappare da una casa dopo essere stata sequestrata.

Quando raggiunse la strada era ancora ammanettata e raccontò alla polizia una storia incredibile. Un uomo l’aveva rapita, violentata e stava pianificando di portarla nei boschi con il suo piccolo aereo.

Secondo il suo racconto, quell’uomo era Robert Hansen.

All’inizio molti agenti erano scettici. Hansen era un cittadino rispettato e non sembrava il tipo di persona capace di simili crimini.
Ma alcuni investigatori iniziarono a prendere la storia molto sul serio.

L’indagine su Robert Hansen che portò alla verità

Gli investigatori scoprirono che Hansen possedeva un piccolo aereo e che era un cacciatore esperto che conosceva perfettamente le zone più remote dell’Alaska.

Quando la polizia ottenne un mandato di perquisizione della sua casa, fece una scoperta inquietante.

Tra gli oggetti trovati c’era una mappa con segni e croci che indicavano diversi punti nella natura selvaggia dell’Alaska. In seguito si scoprì che alcuni di quei punti corrispondevano ai luoghi in cui erano stati ritrovati i corpi delle vittime.

Gli investigatori trovarono anche gioielli appartenenti a donne scomparse.

A quel punto il quadro iniziava a diventare chiaro.

Le vittime di Robert Hansen

Per anni le sparizioni delle donne colpite da Robert Hansen ricevettero poca attenzione. Molte delle sue vittime erano prostitute, ballerine di locali notturni o giovani donne che vivevano ai margini della società. Questo contribuì purtroppo a far sì che le loro scomparse venissero inizialmente considerate casi isolati.

Ma dietro quei casi c’erano persone reali, con storie e famiglie.

Tra le vittime identificate dagli investigatori ci sono Sherry Morrow, Lisa Futrell, Andrea Altiery, Paula Goulding, Tami Pederson e altre giovani donne scomparse nella zona di Anchorage.

Alcuni corpi vennero ritrovati nelle aree più remote dell’Alaska, nascosti tra boschi e montagne. Altri casi rimasero irrisolti per anni e alcune vittime non furono identificate per molto tempo.

Una delle storie più emblematiche è quella di Eklutna Annie (nome dato alla giovane vittima non identificata), una giovane donna il cui corpo fu scoperto nel 1980 vicino alla Eklutna River Road. Per decenni la sua identità rimase sconosciuta. Solo nel 2021, grazie alle moderne tecniche di genealogia genetica, venne finalmente identificata come Robin Pelkey, una ragazza del Wyoming di appena 19 anni.

La scoperta della sua identità oltre quarant’anni dopo la sua morte ha ricordato quanto spesso, nei grandi casi di cronaca nera, i nomi delle vittime rischino di essere dimenticati mentre quello dell’assassino continua a essere ricordato.

La confessione di Robert Hansen

Quando le prove iniziarono ad accumularsi, Hansen decise di confessare.

Rivelò agli investigatori di aver rapito diverse donne ad Anchorage, spesso prostitute o ballerine di locali notturni. Le portava nella sua casa dove le violentava e successivamente le caricava sul suo piccolo aereo.

Da lì le trasportava in zone remote dell’Alaska.

Una volta atterrato, le lasciava libere nei boschi e iniziava a cacciarle con un fucile, come se fossero animali.

Secondo la sua confessione, uccise almeno 17 donne, anche se molti investigatori hanno sempre sospettato che il numero reale potesse essere più alto.

Robert Hansen: il processo e la condanna

Nel 1984 Robert Hansen si dichiarò colpevole di diversi omicidi e sequestri.

Venne condannato a 461 anni di prigione senza possibilità di libertà condizionale.

Trascorse il resto della sua vita nel sistema carcerario dell’Alaska.

Robert Hansen morì in prigione nel 2014 all’età di 75 anni.

Il caso Robert Hansen nella cultura true crime

Il caso del Butcher Baker è diventato uno dei più famosi della cronaca nera americana.

La sua storia ha ispirato documentari, libri e film. Nel 2013 uscì anche il film The Frozen Ground, con Nicolas Cage e John Cusack, basato proprio sull’indagine che portò alla cattura di Hansen.

Il caso viene spesso citato accanto ad altri serial killer che hanno segnato profondamente la storia della criminologia moderna, come Ed Kemper, Dennis Rader (BTK) o Rodney Alcala, figure che abbiamo già analizzato su Camera404.

La storia di Robert Hansen rimane una delle più disturbanti della cronaca criminale americana. Non solo per la brutalità dei delitti, ma anche per il fatto che per anni l’assassino riuscì a vivere una doppia vita, apparendo agli occhi di tutti come un uomo normale.

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